Una ricerca ha dimostrato che esiste un legame diretto tra il numero di amici su Facebook e le dimensioni di parti specifiche del cervello; le regioni coinvolte hanno ruoli nell'interazione sociale, nella memoria, e almeno una è implicata nell'autismo.
Potrebbe essere che le differenze riscontrate siano dovute agli effetti delle attività online sul cervello; oppure, in alternativa, che persone con certi tratti del cervello hanno, con più probabilità, un maggior numero di amici, tanto su Facebook che nel mondo reale.
La ricerca è stata pubblicata oggi sulla rivista Proceedings of the Royal Society B.
Il professor Geraint Rees, che ha guidato la ricerca finanziata dalla Wellcome Trust, ha detto: "Le reti sociali online sono fortemente influenti, eppure abbiamo capito pochissimo circa il loro impatto sul nostro cervello; ciò potrebbe portare all' infondata speculazione che internet sia in qualche modo un male per noi. Il nostro studio ci aiuterà a comprendere come le nostre interazioni con il mondo siano mediate attraverso le reti sociali; il che dovrebbe permettere di cominciare a porci domande intelligenti sul rapporto tra internet e il cervello: domande scientifiche, non politiche".
Gli scienziati hanno studiato le scansioni cerebrali di 165 universitari, tutti utenti attivi di Facebook, e hanno valutato le dimensioni delle loro reti di amicizia reali e online.
Una forte correlazione è stata vista tra numeri di Facebook amici e quantità di "materia grigia" del cervello.
Una delle aree evidenziate è l'amigdala, una fascio di nervi a forma di mandorla associata alla memoria, alle risposte emotive ed all'empatia.
Altre tre regioni sono correlate a reti di amicizia online ma non a reti reali: sono il solco temporale superiore destro, il giro medio temporale sinistro e la corteccia entorinale.
Il solco temporale superiore svolge un ruolo nel percepire un oggetto in movimento; difetti strutturali in questa regione sono stati identificati in alcuni bambini con autismo. La corteccia entorinale ha funzioni legate alla memoria e alla navigazione, tra cui forse il navigare online; mentre il giro temporale medio assiste alla percezione degli stimoli sociali.
Il dr. John Williams, direttore di neuroscienze e salute mentale presso il Wellcome Trust, ha detto: "Non possiamo sfuggire all'onnipresenza di internet e al suo impatto sulla nostra vita, eppure comprendiamo poco del suo impatto sul cervello, che può cambiare nel tempo. Questo nuovo studio illustra come indagini ben progettate possano avviare la comprensione di come il nostro cervello sia in continua evoluzione e di come si adatti alle sfide poste dai mezzi di comunicazione sociale".
Fonte: Independent.ie

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